Dormiven dò tosann
Carlo Porta
Dormiven dò tosann tutt dò attaccaa
alla stanza de lecc della mammina,
vergin istess tutt dò, ma in quella etaa
che comenza a spiurigh la passarina;
tant che a dispett della verginitaa
faven tra lor di cunt ona mattina
sul gust che pò dà on cazz bell e tiraa
e sulla forma che pò fagh pù mina.
Vuna la dava el vant al curt e al gross,
l' oltra allongh e suttil, e in del descor
diseven e prò e contra di bej coss;
quand, stuffa, la mammina la se mett
a sbraggià a quanta vos: Cossa san lor?
Dur, e ch' el dura, e citto vessighett.
Dormivano, due ragazze, tutt'e due accanto
alla stanza da letto della mammina,
vergini tutt'e due ugualmente, ma in quell'età
che incomincia a prudergli la passerina;
sicché a dispetto della virginità
una mattina facevano dei conti tra loro
sul gusto che può dare un cazzo bene in tiro
e sulla forma che gli può dare più bel sembiante.
L'una dava il vanto al corto e grosso,
l'altra allungo e sotlile, e nel discorrere
dicevano delle belle cose e pro e contro;
quando, stufa, la mammina si mette
a gridare a tutta voce: « Cosa ne sanno loro?
Duro e che duri, e zitte smorfiosette».
(Versione di Dante Isella).

Benché sia probabile che la produzione poetica di Carlo Porta cominciasse già nel 1792, fino al 1810 pochi lavori vennero pubblicati ufficialmente. Nel 1804-05 lavorò a una traduzione in milanese della Divina Commedia, di cui completò solo qualche canto e che è l'ultima delle sue opere minori.
No comments:
Post a Comment