Monday, August 11, 2008
Lettera erotica d'addio by Bevilacqua
Lettera crudele, su una carezza, a un'amante che ha avuto molti amanti:
"... ti ho sentito, nei polpastrelli, una donna non più sola, non più perduta in un mondo di uomini egoisti, vanitosi, che un tempo tu compiacevi, forse un po' smarrita, o forse simile a loro; ho avvertito, al tatto, la complicità erotica che hai invano cercato in tanti letti altrui. Nelle dita, che sfioravano il tuo profilo, c'era anche l'emozione per quell'ora impagabile che stavamo vivendo, in un pomeriggio di quelli che si ricordano per la bellezza con cui non accade nulla, se non cose impercettibili, come la mia carezza.
L'Eros può essere anche questo: un'inezia. La mia carezza, che mi pareva illuminata dall'estate che sta tornando, passava su di te come la più profonda delle anime, mentre tu scrutavi dalla finestra i pioppi lombardi, e poi ti pettinavi, pensosa, con chissà quali pensieri in tanta quiete.
La mia carezza poteva apparire uguale a tante altre, invece aveva la luce di un gesto inedito, di una nuova trovata d'amore, di quelle che inventavamo insieme come un delizioso gioco. Ti ho accarezzato con un sentimento di eternità, pensa. C'era, alle nostre spalle, il letto sfatto, il tuo cuscino ancora velato dal tuo sudore di amante, cosi buono... Non era semplicemente questione d'amore, ma l'esserne noi il complicato espediente che nella carezza si scioglieva, come la nuvoletta solare, lassù, e i rondoni stridevàno a bassa quota.
Un pomeriggio tanto limpido, verso i monti, da tremare al pensiero di Dio. E anche questo pensiero passava attraverso la mia carezza.
Essa stava al nostro bisogno di confidarci, e comunicarci anche i segreti peggiori, come la parola desiderata fino alla follia ristagna nella lingua di un muto. Misuravo il mio bisogno di te da questa carezza. Era come quando la gatta Gina mi si acciambella sopra con tutta la sua voglia di essere il battere stesso del mio cuore che si fonde col suo.
Avrei voluto riposare con te, serenamente, all'ombra dei pioppi allineati lungo il greto, non provare quel rammarico, e le ipotesi oscure, per i tanti maschi che ti hanno avuta prima di me. C'era un piccolo silenzio d'universo, lo avvertivi?, nelle mie dita.
Come ci era lontana la morte in quel momento... Nel mio gesto, ascoltavo la tua purezza, che nonostante tutto è sopravvissuta, simile alla musica delle parole che sta prima del dire. La mia carezza ci rendeva perfetti insieme. E tu hai avuto la certezza che si sia dissolto per sempre un modo di vivere certe tue abitudini un po' turpi di un tempo, mentre le mie dita scendevano dai tuoi occhi al tuo collo, come la mano di un bambino che sfiora.la tastiera di un pianoforte a cui non può dare suono, ma solo memoria di una melodia udita, sublime.
Una carezza meravigliata dal suo stesso, inatteso incanto.
La mano che ti ha scritto questa lettera è la stessa che l'altro giorno ti ha accarezzato. Deporrà, fra poco, la penna. Resterà ferma sul tavolo.
Pensavo, accarezzandoti: saremo un giorno lontani, saremo un improvviso, reciproco pensiero, di quelli che ci afferrano con una morsa di rimpianto uscendo per strada in un mattino sereno; saremo una reciproca memoria sepolta.
Era una carezza d'addio.
Non l'hai capito, non lo potevi capire.
Ti ho dato, di me, tutto ciò che mi era possibile; perciò non potrai provare, in futuro, che una gratitudine, quando vorrai, se vorrai. Che dirti? Non tornare a buttarti via, con un uomo, un altro, solo per sfogare la loro libidine di un attimo, altrimenti distratta e senza forza.
Ho ancora il tuo calore nella mia mano.
Provo un desiderio crudele anche per me, autodistruttivo. Vorrei dirti: tradiscimi subito, in fretta, e fai in modo che io lo sappia. Così sarà meno feroce la mia nostalgia di te.
Ti ricorderò per sempre. E passando sotto le finestre di casa tua, sarà sempre con un grande dolore che guarderò in alto..."
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