Ma la spoliazione della rosa, il sordido ch'essa malcelerebbe, è anticipazione di iconoclastia, quell’iconoclastia del desiderio caratteristica dell’erotologia batailleana. L’assoluto dell’erotismo è oltre la pelle, negli organi interni che essa nasconde, nella febbre che li scopre, li esplora, li mette in mostra. Perché le superfici dei corpi sono soltanto la parvenza, l’immagine, la maschera.Tuttavia quest’attrazione così intensa esercitata da ciò che è turpe e fisicamente degradato è il trait-d’-union tra eros e morte; il disgusto che provocano la decomposizione della carne, il sangue mestruale, le deiezioni alvine, il brulicare immondo delle materie mobili, fetide e tiepide in cui
finisce e da cui nasce la vita, presenta un’affinità profonda col desiderio erotico, per quanto difficile da cogliere e da determinare nella sua essenza.
Portare all’esterno, aprire, scorticare e viceversa essere esposti, aperti, scorticati, significa perdersi in un abisso che spezza la quieta rotondità ingannevole dei corpi.
Ecco allora accanto a Dirty-cadavere, Simone, nella Storia dell’occhio, eccitata da una scena di massacro, volevo possederla ancora, prima che tornasse Granero. Ma rifiutò, pur di assistere allo sventramento dei cavalli, a cui seguiva, come diceva, la perdita e il frastuono, cioè la caduta delle budella, che la eccitavano fino al parossismo.
Il movimento del denudamento, il sensuale momento della spoliazione dai vestiti è così riconducibile ai petali della rosa che cadono nel fango, nella melma, nel presagio di quello che presto o tardi comunque diverranno. Così l’individuo, mentre si spoglia, procede alla consumazione dell’altrui e del proprio corpo, accelerando in un certo modo l’avvio alla morte riferendo alla massima beckettiana dell’uomo nato a cavallo della propria bara...
Il mio è l'accanimento della donna non ancora spoglia definitivamente.
Ovvio che dopo morta preferirei non pronunciarmi in merito.
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