"Qualche vota capitava anche che a guardarlo ci venivano pensieri strani. Allora la chiureva tutta lavvolgibile e chiureva locchi macari. Dà. In quella stanza maliritta. La mano veloce curreva come se non fosse stata la sua. Cercava la conca addumata sotto alla gonna e lastutava. Per un attimo così le finivano tutte quelle pene che le altre non le passavano mai.Cerano volte però che neanche le dita da sole ciabbastavano. E ci sarebbe piaciuto sentiri quel calore furastero di intra. Il ciato nel collo. Le parole accarizzati. Sarrusbigghiava subito però da queste fantasie. Lei non ciaveva bisogno solo di questo. "Su tutti i stissi" si diceva. Macari Alfio. Macari gli altri. E allora Ninuzza sinnieva a rapiri il frigorifero oppure si sciacquava la facci con lacqua fridda immodochè poi per quella volta ci passava ogni cosa."
Da un bel pezzo che sto seguendo l'evoluzione di un romanzo intitolato : "Tapallara" , in siculo arrangiato scritto da Dario D'Angelo.Inoltre, il racconto mi piace per il dialetto usato, mi sa di antico, di buono. Confortante.
Questo, citato sopra e il frammento della 10 puntata: mi é piaciuto il suo onanismo casto, che pare sublimato e bruciante appunto, per quella ritrosia di Ninuzza.
Mi ricorda vagamente la mia diatriba scritta al liceo /per cui ho avuto 10 e lode/ sul tema "I miserabili" /Victor Hugo/ nella quale discettavo sull'esaltazione del peccato, proporzionale al valore della pena.
Bene.
"Se una abbassa gli occhi modestamente /
a terra, io mi infiammo /
perché l’insidia è fatta proprio di quel pudore..."
- del raffinato Ovidio, poeta latino che ha scritto, oltre alla nota Ars amandi, queste elegie pubblicate nel 20 a.C. ed intitolate "Gli amori",
più di così...
"Solo Testo" Ebbravo Dasada!!!
No comments:
Post a Comment